venerdì 1 giugno 2018

MARZO2018


Marzo  2018
Tralasciamo per questo numero i nostri excursus nella storia, nell’arte, nella cultura, per dedicare queste riflessioni alla data simbolo di questi anni, almeno dal dopoguerra, 8 marzo.
I recenti studi ed approfondimenti hanno messo in discussione tutte le nostre certezze riguardo all’origine della celebrazione (politici e suffraggette non me ne vogliano, del resto sono anch’io una figlia della contestazione), ma in questa sede non desidero addentrarmi a districare questo iter tenebricosum, quindi mi accontenterò di esternare qualche sillaba storta e secca.
Intanto questa giornata sottolinea un doveroso riconoscimento indistintamente a tutte coloro che tra ‘800 e ‘900 si sono adoperate ed hanno lottato per il raggiungimento dei diritti : di voto, di parità, di uguaglianza sul lavoro…traguardi guadagnati in momenti differenti a seconda dei paesi: giornata della donna  negli Stati Uniti febbraio 1909; in Germania, Svizzera, Austria, Danimarca  marzo 1911;  in Italia marzo 1922. In Russia  inizia la rivoluzione grazie alle donne l’8 marzo 1917. Vi suggerisce qualcosa questa data? Dobbiamo rammentare che durante la grande guerra ogni celebrazione è stata interrotta. Non è un caso che in Italia già la seconda conferenza internazionale delle donne comuniste abbia proclamato la “Giornata internazionale dell’operaia” per l’ 8 marzo 1921. Più di vent’anni dopo,16 dicembre 1977, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, su proposta dei paesi membri dichiara 8 marzo   “giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la Pace internazionale”.
Dobbiamo la scelta della mimosa a tre donne dell’Udi : Rita Montagnana, Teresa Noce, Teresa Mattei perché allora, 1946, non solo la seconda guerra mondiale era terminata, ma questo fiore  nel nostro clima mediterraneo abbondava, rivestiva le nostre colline con il suo fulgore alla fine dell’inverno…era una pianta umile, si coglieva in natura e costava poco…. Oggi dal fiorista è tutta un’altra cosa.
Intanto, riandando al 1968,  viene sbandierata l’espressione di Mao Tse Tung “l’altra metà del cielo” piaciuta moltissimo ed entrata ormai a far parte del linguaggio comune per definire in modo gentile la donna.
In realtà la frase non è proprio originale, è preceduta ab antiquo da un bel proverbio cinese che recita così “ le donne sorreggono metà del cielo
Vale a dire se il cielo è luogo della completezza, dell’armonia, le due metà nascono contemporaneamente dalla scissione dell’unità, però sono in relazione tra di loro a formare un insieme.
Quindi significa riconoscere alle donne la capacità di sacrificarsi per gli altri, lo spiccato senso sociale, di giustizia, il valore del lavoro, l’assenza di paura nelle situazioni difficili, il coraggio: tutto concorre non solo a far funzionare la terra, ma è portato al più alto grado fino a sostenere financo il cielo. Ma gli uomini, da quegli esseri semplici che sono (magari non tutti) forse non se ne sono ancora resi conto completamente se c’è bisogno di dedicare alle donne un giorno all’anno per sottolineare tutto ciò.
Oggi che siamo, a parole, paladini della libertà non si dovrebbe entrare in conflitto con il prossimo per affermare il proprio valore o la propria immagine o la propria intelligenza. Eppure, come atteggiamento, ancora non siamo tanto lontani dal pensiero della Lady inglese Mary Wortley Montagu (quella che ha dato l’impulso agli studi sul vaiolo se non ne avete mai sentito parlare, andate a leggere) una delle tante donne eccezionali, che nel 1700 scrive sul modo di educare le bambine “… è necessario nascondere qualunque cultura con la stessa sollecitudine con cui bisogna celare di essere storpia o zoppa; far mostra di scienza serve solo ad attirare l’invidia e l’acredine più inveterata di tutti gli sciocchi e le sciocche che rappresentano almeno un terzo della popolazione.
Di proposito però non mi sento di citare dei singoli nomi di eroine straordinarie, per il semplice motivo che sarebbero troppi; desidero invece ricordare a tutti noi, anche a me che non ero ancora nata, quanto ho sentito raccontare da mamma e nonna. Durante l’ultima guerra, mentre gli uomini sono al fronte e muoiono e dopo, dal ‘45 quando tornano, ma tutto è macerie, distruzione, mancanza di lavoro e fame sono le donne che tengono unite le famiglie smozzicate, che fanno funzionare le fabbriche, guidano i tram, aprono scuole e ospedali….e mettono in cantiere la generazione di domani, tutto in silenzio, senza chiedere niente…forse le donne sono il cielo sulla terra?
Per non sembrare troppo campanilista voglio portare a sostegno della mia posizione le parole di uno scrittore molto famoso, vissuto in una famiglia composta solo di donne: Andrea Camilleri. In un’intervista, rilasciata qualche anno fa sull’argomento dice: “per me non sono l’altra metà del cielo, ma l’intero universo.
Cercare di capire l’intero universo è impresa impossibile.
È più difficile raccontare i personaggi femminili, appunto, per la loro complessità. Anche il maschio più psicologicamente contorto mostra sempre delle falle nella sua corazzatura. Il metallo che costituisce la corazza femminile forse proviene da un altro mondo tanto è inviolabile.”
E allora non paghiamo un tributo al consumismo, rispettiamo l’ altra metà del cielo e facciamo di ogni giorno un 8 marzo.
Carla marinoni



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